i libri dei mesi scorsi

Chiedimi cosa mi piace, di Bernerd Waber, ill. Suzy Lee, ed. Terre di mezzo, 2016, 15€
[di Daniela Melis]

Per gli appassionati di Suzy Lee, e non solo, vi presentiamo un albo scritto da Bernard Waber, importante autore americano finalmente tradotto in Italia con questo titolo illustrato da Suzy Lee. Ve lo avevamo già proposto tempo fa nel nostro blog mondo minuscolo nella sua edizione originale (Ask me, 2015), nella speranza venisse tradotto, ed ecco che esce in Italia per l’ottimo editore Terre di mezzo.

Il testo è semplice, delicato, l’apporto iconico fondamentale a dargli corpo e carattere, a rafforzarne il messaggio. La combinazione di parole e immagini, il senso delle une e delle altre, il narrare duplice, producono un racconto equilibrato in cui apparentemente si dice poco, ma nella sostanza si dice tanto. Soprattutto, si dice di un legame fra un padre e una figlia che si scopre pagina dopo pagina, molto nel non detto, a partire da una domanda semplice che la bambina rivolge al suo babbo: “Chiedimi cosa mi piace”. Un espediente per conoscersi e scoprire quanto si sa l’uno dell’altra.
Questo tenero viaggio nella quotidianità inizia nel libro fin dal risguardo, che è poi l’ingresso di casa dove un padre e una figlia si preparano per uscire, e prosegue nel frontespizio, sull’uscio di casa anticipato da qualche gradino e dall’idea di un giardino. Suzy Lee disegna uno spazio fisico, gioca ancora con la struttura del libro per condurre i protagonisti e i lettori dall’interno della casa all’esterno, verso un parco addobbato d’autunno, che è un vero e proprio mondo delle meraviglie, così vicino, però, da poterci entrare davvero, tanto è reale. Le scelte iconiche giocano continuamente col testo:
Chiedimi cosa mi piace.
Cosa ti piace?
Mi piacciono i cani. I gatti. Le tartarughe. Mi piacciono le anatre.
Le anatre nel cielo? O le anatre nell’acqua?
Mi piacciono le anatre nel cielo. No, nell’acqua. Mi piacciono sia nel cielo che nell’acqua.
Chiedimi cos’altro mi piace.
Cos’altro ti piace?
Mi piacciono le rane. Mi piacciono le rane che nuotano. E le rane che saltano.
[questa traduzione è mia!]
Ed ecco allora comparire sulle pagine le atmosfere e i luoghi, gli animali, gli insetti, il grande e il piccolo, le giostre e i carretti del gelato. A parole semplici strumenti semplici… illustrazioni disegnate al tratto con l’uso di pastelli, colori d’autunno (in prevalenza gialli e rossi), e un mare di foglie che immaginiamo scricchiolare. Alla fine della passeggiata rientriamo in casa, nella sua camera la bambina porta qualche ricordo della giornata.. foglie, piccoli frutti. Si è accertata che il babbo si ricordi del suo compleanno, si è rassicurata di essere per lui ciò che più conta al mondo, ciò che più può piacergli, infine gli chiede l’ultimo regalo della giornata: il bacio della buonanotte. 
L’ultimo risguardo al sogno: un volo di lucciole.
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L’isola, di Armin Greder, traduzione di Alessandro Baricco, Orecchio acerbo 2008, € 16,50. Dai 5 anni
[di Daniela Melis]

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Un mattino, gli abitanti dell’isola trovarono un uomo sulla spiaggia, là dove le correnti e il destino avevano spinto la sua zattera.
L’uomo li vide e si alzò in piedi.
Non era come loro.

Un grido forte, acuto, contro l’indifferenza. Un libro per tutti quelli che ai muri preferiscono ponti

“Una storia di tutti giorni” recita il sottotitolo de L’isola, testo e illustrazioni di Armin Greder. Ed è tristemente vero, se si pensa a quel che sta accadendo in Europa oggi, anno 2016, e che dimostra l’attualità di questo libro editorialmente “vecchio” perché pubblicato ormai una decina di anni fa.
Armin Greder racconta che l’idea di scrivere questa storia gli venne notando alcuni fatti e atteggiamenti infiltratisi nella società, come l’episodio apparentemente banale di un manifesto elettorale che in Svizzera proponeva l’immagine di tre pecore bianche che cacciano fuori dalla bandiera una pecora nera “per maggior sicurezza”.
Proteggere i luoghi evitando contaminazioni non è certo il modo migliore né il mondo migliore per e in cui vivere: «Sono contro la monocultura. Nelle piante genera infestazioni di insetti, nelle persone genera ignoranza. Quanto più sventolano le bandiere, tanto più temo il patriottismo, perché non è troppo lontano dal nazionalismo».
In un momento storico così strano e difficile, in cui si ergono muri a difesa da chi scappa da guerra e miseria, si danno punti a favore degli integralismi e del terrorismo psicologico.

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Una storia di tutti i giorni, proprio così, in cui il forte scaccia il debole e al contempo ne ha paura; in cui il padrone di casa non è ospitale, non offre, non accoglie, ma si limita, per una certa questione morale un po’ malata, a raccogliere se proprio deve.
La scelta di collocare questa storia in un’isola è molto forte, perché l’isola richiama in sé un immaginario aperto, orizzonti distesi e lontani, spiagge e approdi. Per contro, l’idea di un’isola trincerata, chiusa, murata, è un ossimoro che porta a riflettere alterando lo sguardo e conducendolo più a fondo, accompagnato da un apparato iconografico decisamente espressivo e straniante. Diremmo anzi, violentemente espressionista se non nel colore nel tratto e nelle scelte che richiamano un certo Goya, o anche simbolista (alla Munch, per intenderci).

«Quello tra scrittura e immagini è un rapporto necessario e articolato. Se un’illustrazione si limitasse a ripetere ciò che dice il testo, uno dei due, illustrazione o testo, sarebbe superfluo. La relazione tra testo e immagine non deve equivalere a testo più immagine, ma al testo moltiplicato dall’immagine. Un esempio: all’inizio de L’isola la tavola mostra l’uomo che gli abitanti hanno trovato in spiaggia. Il testo non lo descrive. Dice solo: non era come loro. Il significato di questa descrizione conta molto più per gli abitanti dell’isola che per lui. Come sono loro, se non sono come lui? Qui il testo è muto, non risponde. Lascia che a dircelo sia l’immagine, che appare quando si volta pagina».

Il testo parla, le illustrazioni aggiungono… ci narrano ad esempio di una società in cui la vita di tutti i giorni è maschilista, in cui i bambini imparano e ripetono gli stessi comportamenti e atteggiamenti (sbagliati) degli adulti, uomini solo apparentemente forti e realmente stolti.

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Una madre avvertì il suo bambino: “Se non finisci la minestra lo straniero verrà qui e ti mangerà”.
“I bambini hanno paura di lui”, raccontava il maestro, la sera, all’osteria.
“E’ sicuro che se solo avrà l’occasione ammazzerà tutti”, dissero alla polizia.
Il giornale titolò: “Lo straniero semina la paura”. Nero su bianco.

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Greder snocciola parole così vere e pesanti, così rumorose, come:

E in effetti la paura cresceva. Alcuni dissero che la situazione era ormai pericolosa. Bisogna fare qualcosa prima che sia troppo tardi, dissero altri. Era già abbastanza difficile così: non era possibile occuparsi anche degli altri. Sta a vedere che chiunque arriva… Quell’uomo non era di lì. Era uno straniero. Doveva andarsene. Così tornarono alla stalla… presero l’uomo, lo condussero alla sua zattera e lo spinsero in mare.

Tradotto in moltissime lingue, The Insel ha ricevuto premi in tutto il mondo, fra cui il Goldener Apfel/Golden alla Biennaledi Illustrazione di Bratislava del 2003. A L’Isola, hanno fatto seguito La città (tradotto sempre da Alessandro Baricco e uscito in anteprima internazionale in Italia per orecchio acerbo, 2009).

Vi invitiamo a guardare (dal Laboratorio di Comunicazione e Narratività dell’università di Trento):
L’isola, video lettura di Marco Dallari

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A che pensi?, di Laurent Moreau, Orecchio acerbo 2012, € 16,90. Dai 4 anni
[di Emanuela Di Stefano]

Se dentro una stanza con cento persone mettessimo cento megafoni dai quali escono le voci dei pensieri di ognuno dei cento, può darsi che sentiremmo un gran chiasso. Ma non è detto.

Qualche volta i pensieri non hanno parole né voce, qualche volta urlano, qualche volta sono soavi e leggeri come il rumore che fa una piccola onda quando si ritrae dalla riva e torna al mare. Possono riempire la testa senza lasciare spazio neppure per uno spillo. Possono abbandonarla e lasciarla vuota e bianca più di una nuvola di maggio o di un foglio nuovo di zecca. I pensieri possono essere “pensieri bambini” di bambini, “pensieri bambini” di granduomini… “Pensieri adulti” di infanti.
E ai colori dei pensieri? Mai pensato di che colore sono? C’ è un segreto.. Quello, il colore, a volte, si vede dalla faccia. Non c’è sempre bisogno di sbirciare dentro la testa. Se uno guarda bene bene (ma si deve essere davvero attenti per saperlo fare), si capisce se è giallo girasole, quel pensiero, o blu sogno. Ma potrebbe essere anche a pois o a strisce bianche e nere… Perché, per esempio, se qualcuno si sente in prigione magari dalla faccia si vedono già le sbarre.
E, comunque, possono essere proprio molto semplici, certi pensieri. Come il pensiero di un giro nell’altalena. Più semplice di così! Ma anche molto molto complessi e ingarbugliati, come lo sono certe emozioni, certe volte.
In questo libro speciale di Laurent Moreau tutte queste cose si capiscono con pochissimissime parole, 20 illustrazioni, e altrettante finestre sui pensieri. “A che pensi?” Un libro, un po’ un gioco, essenziale e bello. Come molte cose essenziali, che sono anche un po’ un gioco.
Massimo si inventa un’avventura.
Anna si sente triste.
Nicola non pensa a niente
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a che pensi 4a che pensi 5
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Eloise. Natale al Plaza, di Kay Thompson (testo) & Hilary Knight (ill). Traduzione di Roberto Piumini, Piemme 2004, € 14,90. Dai 4 anni
[di Daniela Melis]

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Chi non conosce Eloise non potrà mai essere veramente felice. Davvero! Per questo abbiamo deciso di sfruttare l’occasione del Natale – che libro è più natalizio di questo? più tintinnante, più sbrilluccicante, più scoppiettante? – per diffondere il “verbo” e dire a gran voce a Piemme: RIDATECI ELOISE! Non lasciatela lì dimenticata come un personaggio qualunque. Eloise è Eloise, e anche in Italia abbiamo diritto ad amarla. Insomma, fateci avere una nuova edizione di questo libro, ma uguale uguale, che così andava bene, con una traduzione impeccabile del signor Piumini, ci piace assai. E poi, già che ci siete, a ruota ripubblicate anche tutti gli altri titoli della serie, grazie!

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Dunque, per chi non ne fosse a conoscenza, Eloise è una eccezionale bambina di 6 anni che vive nel mitico hotel Plaza di New York con la sua tata Nanny e gli inseparabili amici Lagna (il cane), Piè veloce (la tartaruga) e Emily (il piccione).  Sua madre è sempre in viaggio per il mondo, un babbo non ce l’ha (??), e lei non sembra per niente preoccupata di tutto ciò.

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eloise babbo nataleLe piace viaggiare, perciò la ritroviamo in giro per il mondo
(Parigi, Mosca…), ma per Natale, bé, se ne sta a casa sua, al Plaza, a festeggiare con la sua allargata famiglia dell’hotel (direttore, camerieri, barbiere, receptionist…) mettendo un po’ di sano scompiglio e piazzando un jingle qua un jingle là, proprio in grande quantità! Tutto molto frenetico, come sa essere lei, Eloise, che scribbola e corre fra i corridoi del Plaza, tintinnando molto più di quanto possa fare una renna di Babbo Natale, e sognando regali regali regali, e bevendo punch, appendendo calze al camino e impacchettando cose trovate pensate inventate per tutti quelli che conosce.

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Eloise è un vulcano di energia, che però sa soffermarsi per un attimo di poesia, un abbraccio sincero, un guizzo di fantasia. Non si può non amarla!

La bellezza di questo libro (come di tutti quelli della serie), oltre al personaggio abilmente tratteggiato dalla stilosa danzatrice Kay Thompson (ecco perché balla tanto!) sta nelle illustrazioni che molto danno a un testo già ricco, declinandolo con particolari e dettagli che non sono orpelli decorativi, ma chiavi di lettura, anima del personaggio. Insomma, Eloise ci manca, anche se possiamo trovarla in biblioteca o usata a prezzo dimezzato su Libraccio (se ci va benino). Perciò: RIDATECI ELOISE!!!

Babbo Natale, fai qualcosa tu!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il meraviglioso Cicciapelliccia, di Beatrice Alemagna, Topipittori 2015, € 20
[daniela melis]

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è assolutamente necessario, per i bambini piccoli, avere una vita organizzata; specialmente nel caso che se l’organizzino da sé! [Pippicalzelunghe]

Il meraviglioso Cicciapelliccia non poteva aprirsi con una citazione più adeguata. D’altronde che ci sia un nesso fa Astrid Lindgren e Beatrice Alemagna è indubbio, soprattutto per quella precisa, speciale e naturale conoscenza dei bambini e del loro mondo e che fa dei loro libri degli ottimi trattati di pedagogia e psicologia infantile. Un buon maestro dovrebbe conoscerli a memoria, parola per parola, immagine per immagine.

L’incipit di Cicciapelliccia racchiude un mondo sconfinato: la percezione del sé, il confronto con l’altro, il desiderio di essere migliori, la consapevolezza dei propri limiti come delle proprie potenzialità, la visione ingigantita delle cose che fa sentire piccoli ma dà anche la possibilità di diventare grandi conquistatori.

Ho cinque anni e mezzo e mi chiamo Edith. Eddie per gli amici.
Mio padre parla cinque lingue, mia madre canta come un fringuello, mia sorella è la regina del pattinaggio e io non so fare niente. Ma niente di niente. In ogni caso, questo era quello che pensavo.

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I malpensanti storceranno il naso di fronte a un personaggio così: una bambina che si fa chiamare con un nome da maschio. Dall’altra parte altri diranno che il colore predominante nel libro è il rosa… O forse questo sbilanciamento verso gli estremi potrebbe accontentare tutti…chissà?

Per chi non si sofferma sulla battaglia degli stereotipi Cicciapelliccia è semplicemente meraviglioso, come dice il titolo, o assolutamente adorabile, come recita il testo. Ogni parola è scelta, misurata. Ogni dettaglio è curato, amato, progettato ad arte. Ma soprattutto questo albo è il racconto di un mondo vero verissimo, delicato, fantasioso, avventuroso, in cui una bambina qualunque sfida se stessa per dimostrare alla mamma tutto il suo amore. L’impegno che Edith mette alla ricerca di qualcosa di speciale, che sarà poi Cicciapelliccia, è l’impresa che tutti bambini compiono innumerevoli volte per crescere un pochino di più. Di questo impegno dovremmo tenerne più conto, di fronte ai nostri figli, e dargli il giusto valore, che è sempre grande.

Edith ha una bella fortuna dalla sua parte: l’aiuto e la collaborazione di molti “grandi” e il coraggio di affrontare con un po’ di furbizia chi non sa darle ascolto. Avere dei complici è un ottimo sostegno per i propri castelli in aria e non solo… perciò non si può che desiderare una mamma come quella di Eddie che, a conclusione delle proprie avventurose fatiche, ti dica: “Che meraviglia, tesoro mio, questo Cicciapelliccia!”

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Che cos’è un bambino?, Beatrice Alemagna (testo e ill.), Topipittori 2008, €16
[di Daniela Melis]

Per iniziare… non possiamo che proporvi un albo illustrato di grande formato che occupa molto spazio in valigia soprattutto per via del suo un gran carico di bellezza.

Recita Traccani: “Bellezza = qualità di ciò che appare o è ritenuto bello ai sensi e all’anima.” Eppure la concezione della bellezza come ordine, armonia e proporzione delle parti, che i tempi e l’arte  hanno superato, resta spesso uno stereotipo imbattuto. Per questo alcuni si stupiscono della rappresentazione che fa del bambino Beatrice Alemagna, autrice-illustratrice molto raffinata e intelligente, oltre che profonda nella parola e nel segno. Lei opta per la bellezza che sta nella diversità, nella verità, nella cura della rappresentazione schietta, nel dettaglio. Non possiamo che approvare questa scelta ed amare i suoi bambini imperfetti, così come amiamo i nostri in carne, ossa e anima.

che cos'è un bambino

Un albo meraviglioso sul diritto di essere. Essere come si è, lontano da stereotipi e superficialità. Dedicato ai bambini, a tutti i bambini, e “a quella persona grande che non ha mai dimenticato il suo cane giallo”.

Un bambino ha piccole mani, piccoli piedi e piccole orecchie, ma non per questo ha idee piccole.

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